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Minchà e Neilà di Yom Kippur

Minchà e Neilà di Yom Kippur

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La preghiera di Minchà di Yom Kippur è molto importante, e i Saggi dicono che sia più gradita a D-o che in qualsiasi altro giorno dell’anno. Infatti, secondo la Tradizione, era nel pomeriggio del Giorno di Espiazione che nostro padre Isacco venne legato all’altare da suo padre Abramo, ed era pronto ad offrire la sua anima a D-o. D-o ricorda il sacrificio che Isacco faceva di se stesso, e perdona a noi, suoi figli. Inoltre secondo il Midrash (Leggende e racconti tradizionali che traggono spunto dalla Bibbia.) è stato Isacco ad istituire la preghiera di Minchà, mentre Abramo istituiì la preghira del Mattino (Shacharit), e Giacobbe quella della Sera (Arvit o Maariv).

Anche il profeta Elia venne esaudito durante la preghiera di Minchà, durante la sua grande disputa contro i falsi profeti del culto del Baal.

Si dice che la preghiera di Minchà sia più gradita a D-o delle altre preghiere, perchhè richiede uno sforzo maggiore. Come sapete, la preghiera del Mattino si dice per prima cosa al mattino, prima di cominciare la giornata di lavoro, e la preghiera della Sera si dice alla sera, dopo aver concluso la giornata di lavoro. Ma Minchà si recita nel pomeriggio, e quindi richiede uno sforzo per staccarsi dal proprio lavoro o dai propri affari a cui bisogna sottrarre un po’ di tempo per concentrarsi nella preghiera. Ma proprio per questa ragione, può accadere che la preghiera non venga detta con la devozione e la concentrazione adatte; può anche succedere che ci si dimentica di recitarla del tutto (in questo caso si può rimediare recitando una seconda volta Shemonè Esrè nella preghiera di Maariv). Se, nel corso dell’anno, la preghiera di Minchà è stata dimenticata qualche volta, il tempo per riflettere e per pentirsene è durante la preghiera di Minchà di Yom Kippur.

La lettura della Torà per Minchà di Yom Kippur (Levitico 18) parla della purezza della vita ebraica, specialmente della vita famigliare. La Torà ci ammonisce di non seguire nelle vie immorali gli Egiziani e gli abitanti della terra di Canaan. “Pertanto voi seguirete i miei precetti, e non seguirete nessuno di questi abominevoli costumi, che vengono messi in atto davanti a voi, e non vi macchierete di questi peccati; Io sono l’Eterno, D-o vostro”.

L’Haftarà comprende tutto il libro di Giona, del quale conoscerete sicuramente la storia. Essa contiene un messaggio opportuno in questo momento, sull’importanza del pentimento e della preghiera. Nessuno dovrebbe mai tentare di allontanarsi da D-o. Il racconto della fuga di Giona ci ricorda la parole del Salmista:

Dove andrò io lontano dal Tuo spirito?

O dove fuggirò, per essere lontano dalla Tua presenza?

Se io salgo verso il cielo, Tu sei là;

Se faccio il mio letto nelle profondità sotterranee, Ti trovo.

Se prendo le ali del mattino

E volo fino alle più lontane parti dell’oceano

Anche là mi raggiungerà la Tua mano,

E la Tua destra mi prenderà… (Salmo 139; 7-10)

Ma se non c’è mezzo di sfuggire a D-o, non c’è ragione di disperarsi. La preghiera e il pentimento riportano dalle tenebre alla luce, dall’ombra della morte alla nuova vita. Non solo il profeta venne perdonato, ma vennero perdonati anche i cattivi di Ninive quando pregarono D-o e tornarono a Lui con tutto il loro cuore, come leggiamo nel terzo capitolo del libro di Giona.

Dopo Minchà viene la preghiera di Neilà, una preghiera che si dice solo nel Giorno di Espiazione. Neilà significa chiusura. La funzione di Neilà offre l’ultima occasione di un appello diretto all’Onnipotente. Pertanto la sinagoga si riempe di solennità, e la devozione di coloro che pregano raggiunge il massimo grado.

In questo momento noi non preghiamo dicendo solo “iscrivici nella Libro della Vita”, ma “suggellaci nel Libro della Vita” perché il destino di tutti gli uomini è suggellato e deciso negli ultimi momenti del Giorno di Espiazione.

Stiamo in piedi davanti a D-o, Supremo Giudice del Mondo, pentendoci sinceramente e recitando una preghiera speciale, molto commovente, che dice fra l’altro:

“Tu stendi una mano ai trasgressori, la Tua destra è protesa a ricevere i penitenti; Tu ci hai insegnato o Signore D-o nostro, a confessare davanti a Te tutti i nostri peccati, affinchè noi cessiamo di fare violenza con le nostre mani, in modo che Tu possa riceverci alla Tua presenza in assoluto pentimento…”

“Che cosa siamo noi? Cos’è la nostra vita? Cos’è la nostra devozione? Cos’è la nostra giustizia? Cos’è la nostra forza? Cos’è la nostra potenza? Cosa diremo davanti a Te D-o nostro e D-o dei nostri padri? Non sono forse gli uomini potenti un nulla di fronte a Te, gli uomini di fama come se essi non lo fossero? I saggi come senza conoscenza, e i filosofi come senza discernimento?”.

Benchè gli interessi e le azioni degli uomini spesso non siano migliori di quelli degli animali e “la superiorità dell’uomo sulla bestia sia nulla, poiché tutto è vanità”, la preghiera continua dicendo che cionondimeno il Creatore vide che era giusto distinguere l’uomo in principio, e concedergli il privilegio di stare in piedi di fronte a D-o e di adorarLo. Nella Sua bontà e amore, D-o concesse una stagione di perdono e di grazia, in modo che l’uomo possa uscire dalle vie del male e ritornare a D-o per vivere.

L’Aron Hakodesh è aperto e rimane aperto per tutto il servizio di Neilà. Molti degli astanti sentono una forza dentro di loro e rimangono in piedi per tutto il servizio di Neilà per la solennità dell’occasione, e non solo per il rispetto dovuto all’Arca aperta.

Una serie di preghiere speciali è introdotta dalla preghiera:

“O apri il cancello per noi al momento di chiudere il cancello poiché il giorno declina.

Il giorno volge verso la fine, il sole discende e comincia a impallidire, O se noi potessimo entrare dalla Tua porta…”.

Una delle preghiere più commoventi della funzione di Neilà è il poema dei Tredici Attributi di D-o, composto da Rabbi Amittai, figlio di Rabbi Shefatiah, che visse nell’Italia meridionale più di mille anni fa. Comincia con questa strofa:

“Ricordo, o Signore, e sono sconvolto, quando vedo tutte le città costruite sulle loro fondamenta, e la città di D-o (Gerusalemme) al colmo della degradazione. Tuttavia noi non ci attachiamo a D-o, e i nostri occhi sono rivolti verso di Lui”.

Le prime lettere delle quattro strofe formano il nome dell’autore (Amittai), e il ritornello è il verso biblico dei Tredici Attributi Divini della Misericordia.

Il servizio di Neilà si conclude con la ben nota preghiera di Avinu Malkenu, poi con l’esclamazione dello Shemà (Ascolta, Israele, il Signore D-o nostro il Signore è Uno) - una volta, e “Benedetto sia il Nome del Suo Regno glorioso, per sempre” - tre volte, “Il Signore è D-o” - sette volte.

Diciamo il primo verso (Shemàh) una volta sola perché c’è un unico D-o e un unico popolo di Israele; il secondo verso tre volte: passato, presente e futuro; l’ultimo verso sette volte, come simbolo dei sette cieli che D-o ha aperto per noi quando ci ha dato la Torà, e che le nostre preghiere devono penetrare per arrivare fino al trono di D-o.

In fine esclamiamo anche: “L’anno prossimo a Gerusalemme!”.

Queste esclamazioni sono fatte prima dal Chazzan, poi sono ripetute ogni volta e per lo stesso numero di volte, da tutti i fedeli.

Il Chazzan recita il Kaddish, e si suona poi lo Shofar - una lunga Tekiah - che è come il suono delle trombe della vittoria, poiché abbiamo vinto la nostra battaglia spirituale, e siamo nella più completa fiducia che D-o ci ha iscritto e suggellato per un felice Anno Nuovo.

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I giorni più solenni del calendario Ebraico: Rosh Hashanà e Yom Kippùr, il Giorno dell"Espiazione.